Una pagina per area di attività
Famiglia, lavoro, recupero crediti, responsabilità civile: ogni area ha la sua pagina, scritta con le parole di chi ha quel problema e lo cerca su Google.
Il sito del tuo studio legale, che tu lavori da solo o con altri avvocati: aree di attività, profili e contatti, scritti dentro le regole del codice deontologico forense.

Per gli avvocati e gli studi che vogliono farsi trovare da chi cerca un legale per un problema preciso.

Chi cerca un avvocato spesso non cerca un nome: cerca qualcuno che si occupi del suo problema, una separazione, un licenziamento, un credito da recuperare. Lo cerca su Google, legge, e chiama lo studio che gli fa capire di conoscere quella materia.
Il sito deve dirlo con chiarezza senza uscire dalle regole della professione: informare sull'attività dello studio è consentito, promettere risultati, confrontarsi con altri studi o attirare con messaggi suggestivi no.
La professione forense ha regole precise su cosa l'avvocato può dire di sé, con qualunque mezzo, anche online. Le leggiamo alla fonte prima di scrivere una pagina.

Il codice deontologico consente all'avvocato di informare sulla sua attività, sull'organizzazione dello studio e sulle specializzazioni e i titoli che possiede. Le informazioni diffuse con qualunque mezzo, anche informatico, devono essere trasparenti, veritiere e corrette, mai equivoche, ingannevoli, denigratorie, suggestive o comparative. Nel sito quindi niente «il miglior avvocato della città» e niente confronti con altri studi.
Fonte: Codice deontologico forense (CNF), testo in vigore dal 7 aprile 2026, art. 17, consultata il
Quando dà informazioni sulla sua attività, l'avvocato deve sempre indicare il titolo professionale, la denominazione dello studio e l'Ordine di appartenenza. Nel sito li scriviamo nel piede di ogni pagina e in ogni profilo.
Fonte: Codice deontologico forense (CNF), art. 35, comma 3, consultata il
Nelle informazioni al pubblico l'avvocato non indica il nome dei suoi clienti o delle parti assistite, nemmeno se sono d'accordo. Nel sito niente loghi delle aziende assistite e niente casi raccontati con i nomi delle parti.
Fonte: Codice deontologico forense (CNF), art. 35, comma 8, consultata il
Nelle informazioni non entrano titoli, funzioni o incarichi estranei alla professione. Il titolo di professore spetta solo a chi insegna o ha insegnato materie giuridiche all'università, con la qualifica e la materia, e non si citano professionisti o terzi che non siano collegati allo studio. I profili del team li scriviamo dentro questi confini.
Fonte: Codice deontologico forense (CNF), art. 35, commi 2, 4 e 6, consultata il
La legge professionale chiede che ogni informazione faccia riferimento alla natura e ai limiti dell'obbligazione professionale. Nel sito non promettiamo esiti di cause né percentuali di successo: raccontiamo di cosa si occupa lo studio e come lavora.
Fonte: Legge 31 dicembre 2012, n. 247, art. 10, comma 3, consultata il
Ogni funzione finisce scritta nel preventivo: sai cosa compri prima di cominciare.
Chiedi un preventivoFamiglia, lavoro, recupero crediti, responsabilità civile: ogni area ha la sua pagina, scritta con le parole di chi ha quel problema e lo cerca su Google.
Per ogni avvocato titolo, Ordine, aree di attività e titoli posseduti, scritti come informazioni e non come pubblicità.
Telefono ed email in ogni pagina e un modulo breve, che chiede di che materia si tratta senza chiedere i dettagli del caso.
Articoli su domande concrete, come una separazione o un decreto ingiuntivo: rispondono a chi cerca senza promettere esiti, e fanno trovare lo studio per le ricerche più precise.
Indirizzo, orari e come arrivare per ogni sede, con titolo, denominazione dello studio e Ordine nel piede di ogni pagina.
Come in sartoria, ogni passaggio prepara il successivo. Le regole del settore entrano dal primo: prima di scrivere una pagina sappiamo cosa si può dire e cosa no.
Ci racconti il tuo lavoro e noi studiamo le ricerche dei tuoi clienti, città per città.

Ti mandiamo la mappa delle pagine e cosa dirà ciascuna, prima di scrivere una riga di codice.

Scriviamo i testi pagina per pagina; tu li rileggi e li approvi.

Disegniamo la grafica, scriviamo il codice e ti mostriamo il sito su un indirizzo di prova.

Controlliamo velocità, accessibilità, moduli e collegamenti, sul telefono e sul computer.

Pubblichiamo il sito sul tuo dominio, intestato a te, e lo segnaliamo a Google.

Sì, nei limiti della legge professionale (legge 247 del 2012, art. 10): è consentita la pubblicità informativa sull'attività, sull'organizzazione e la struttura dello studio e sulle specializzazioni e i titoli posseduti. Le informazioni devono essere trasparenti, veritiere e corrette, e non comparative, equivoche, ingannevoli, denigratorie o suggestive.
Il codice deontologico forense non lo chiede più: la regola dell'art. 35 che imponeva di comunicare all'Ordine forma e contenuto del sito è stata soppressa con le modifiche entrate in vigore il 2 luglio 2016. Restano, con qualunque mezzo, i doveri di verità, correttezza, trasparenza, segretezza e riservatezza dello stesso articolo.
No. Il codice deontologico forense (art. 35, comma 8) vieta di indicare nelle informazioni al pubblico il nome dei clienti o delle parti assistite, anche se sono d'accordo. Nel sito si raccontano le aree di attività e il modo di lavorare, non i clienti.
Un sito con poche pagine, per un avvocato che lavora da solo, è un sito vetrina e parte da 1.500 €; uno studio con più professionisti e più aree di attività è un sito aziendale, che costa circa 3.000 €. Sempre IVA esclusa, con ogni voce scritta nel preventivo.
Sì: una pagina per ogni sede e per ogni area di attività, un profilo per ogni professionista e i dati dello studio in ogni pagina, dentro le stesse regole.
Scrivici di cosa ti occupi, dove lavori e cosa ti serve. Ti rispondiamo con una proposta e un prezzo, voce per voce.